venerdì 19 agosto 2011
On the road - pt 1
Gli ultimi due giorni passati a New York ci hanno regalato tanto sole e la possibilità di girare per la città senza essere armati di k-way ed ombrello... ci sembrava di aver dimenticato cosa significasse passeggiare muniti solo di zainetto e macchina fotografica!
Le tanto utili scarpe da trekking hanno lasciato il posto a delle leggerissime
Adidas e le mie Birkenstok, amate e fedeli compagne d'avventura da ormai sei anni, mi hanno abbandonata proprio nella Grande Mela e mi sembra un degno epilogo dopo tante estati fatte di Paesi, camminate, incontri, balli, sentieri..
L'ultimo giorno a NY siamo stati sulla riva del fiume Hudson e nel relativo parco, un posto veramente imperdibile, un'oasi verde perfettamente incastrata fra i grattacieli e che ci ha permesso di pranzare con un'insalatona su una terrazza proprio sul fiume (dopo svariati hot dog, hamburger e pretzel - che qui mangiano in continuazione- la disperata ricerca di cibo sano e di verdure ha inizio!)
Prendiamo la metro (che è una vera fornace, sembra di entrare in un phon per capelli in azione) verso Greenwich Village, dove la foto a Bedford St. con l'appartamento di "Friends" sullo sfondo è d'obbligo!
Gv è uno dei quartieri più antichi di NY e Joyce, Hemingway e Pollock hanno trovato ispirazione e passato qui buona parte della loro vita.. Effettivamente non è difficile crederlo, dato che il quartiere è davvero delizioso: universitari e ragazzi in ogni angolo, negozietti vintage e ristoranti di ogni tipo rendono le strade di Greenwich Village così caratteristiche che probabilmente posso eleggerlo il luogo "urbano" che più mi ha colpito finora insieme alla High Line, la sopraelevata verde in prossimità della 10th Avenue.
La High Line è una strada di circa 2,5 km che si erge come un lungo sentiero verde sopra la città.
È un'imponente opera di recupero urbano che si snoda fra vecchi palazzi dismessi e fabbriche, posta in una grigia zona industriale e meccanica che è diventata un piccolo orto botanico grazie a questa intelligente rivisitazione. La gente che abita qui attorno viene a prendervi il sole, comodamente sdraiata su panche reclinate che la struttura offre, oppure passeggia, corre o sorseggia caffè ai tavolini disposti lungo il percorso. Anche questa è la vita newyorkese..davvero durissima, come potete immaginare :)
Dopo una capatina serale sulla sommità del "Top of the rock" (ben 23 dollari per ammirare tutta New York illuminata ai nostri piedi) ci prepariamo per la giornata campale che ci aspetterà il giorno dopo: inizia il viaggio verso lo Yellowstone!
La tabella di marcia prevede un volo verso Denver e poi da qui dovremmo proseguire con un altro aereo verso Billings, ma arriviamo in aereoporto e..la Continental Airlines ha perso le nostre prenotazioni e ci dirotta (facendosi in quattro e dandoci un voucher di 12 dollari per il pranzo) su Chicago, dove aspetteremo 5 ore e poi partiremo per Billings.
Intanto il fuso cambia di Paese in Paese, non aggiorno neanche più l'orario al mio orologio da polso e cerco di capire se mi conviene dormire, mangiare o leggere per non scombussolarmi troppo, nonostante gli orari ballerini...
Da Chicago voliamo a bordo di un aereo minuscolo, non mi sorprenderebbe se ci chiedessero di spingere..ma ormai sono abituata e il volo (più la trafila di controlli che ne consegue) mi sembrano una cosa naturale..quindi inizio a sonnecchiare ancor prima del decollo!
Con la cervicale a pezzi, atterriamo e riprendiamo i bagagli; il Montana ci accoglie con un "paesaggio" diversissimo rispetto a quello newyorkese.
Mentre nella Big City noi eravamo decisamente sovrappeso rispetto alle modelle e ai tonici runners che ci facevano pensare che l'obesità americana fosse uno dei soliti pregiudizi, qui siamo decisamente in un contesto diverso.. Noi siamo dei figurini e mi sembra di essere finita in uno di quei programmi tipo "Chirurgia XXL" che passano su Real time in Italia.
Solo dopo 200 km di macchina e alle 2.30 locali (dopo una giornata che sembra non finire mai, dato che siamo svegli e in giro da 24 ore) arriviamo al nostro Motel.
Mi viene da ridere pensando a mio padre che mi ripete, prima di partire, di stare attenta agli assassini nei motel.. Dopo aver visto "Non è un paese per vecchi" la sua preoccupazione è salita a livelli massimi :)
In effetti i motel sono davvero come li vedi nei telefilm... e, secondo me, sono favolosi! Camere ampie e comode, colazione dieci e lode.. Eh si, è tutto veramente diverso dal nostro appartamentino a Manhattan dove eravamo costretti a dormire con l'aria condizionata accesa per non morire asfissiati nella notte!
Dopo sole cinque ore di sonno eccoci qui, tutti in auto alla volta del Parco: Zione alla guida, Luchino al posto passeggero, le donne dietro di loro e io e Berty nelle retrovie.. l'aria è fresca, il pile è sempre in agguato nello zaino e il rifornimento è stato effettuato: il viaggio continua, macinando kilometri ed entusiasmo fra le montagne e i ranch!
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attenzione a yoghi e bubu........
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