Aggiorno il diario di viaggio solo adesso perchè nei due giorni passati nello Yellowstone la possibilità di essere collegati con il mondo esterno è stata praticamente assente, circondati dalle immense montagne del Wyoming.
Il paesaggio è costellato da geyser, solfatare, piccoli vulcani a picco sull'acqua che, con i loro fumi e vapori, rendono il nostro viaggio ancora più suggestivo.
Le strade americane sono larghissime e quelle che attraversano il parco sono davvero entusiasmanti da percorrere in macchina, l'occhio viene continuamente rapito dal panorama e dagli animali, che qui chiamano wildlife, che abitano queste lande: antilopi, cervi, alci, bufali passeggiano indisturbati sulla carreggiata o si fanno ammirare mentre pascolano nel verde.
Yellowstone è un parco immenso, la sua superficie eguaglia quella della nostra Umbria, quindi dobbiamo fare una cernita su quello che vogliamo vedere.
Su una cosa siamo tutti d'accordo: vogliamo dedicarci a lunghe passeggiate e a un po' di trekking ma senza fare sforzi eccessivi, dato che non è il caso di strapazzare i gemelli e relativa mamma!
Il parco si divide in diversi trails, percorsi più o meno lunghi che si snodano lungo passerelle di legno, per evitare di camminare direttamente sul terreno vulcanico che si potrebbe rivelare instabile e.... bollente!
La natura crea delle vere e proprie magie, e in questo posto se ne può avere la prova ad ogni passo: impossibile non rimanere a bocca aperta davanti al getto imponente di acqua bollente che rende maestoso l'Old faithful, il geyser più famoso del Parco, chiamato così perchè è talmente "fedele" al punto che si può prevedere con anticipo il momento in cui entrerà in attività; oppure lo spettacolo cromatico delle grandi pozze d'acqua vulcanica, che ribollono o se ne stanno placidamente a livello del terreno, mostrandoci uno specchio di colori che va dal turchese all'ambra, dal verde acqua alle sfumature paglierine del giallo. I nomi di queste "creazioni" rendono bene l'idea, infatti si passa dal Chromatic al Turquoise o Beauty Pool, fino ad arrivare all' "Occhio di Dio"; questa è la pozza più profonda ma anche la più compromessa dall'inciviltà e dal vandalismo dei turisti, che vi gettano monete e metalli, ed hanno ormai alterato l'equilibrio acido che rende possibile questo arcobaleno di colori.
Il secondo giorno abbiamo bisogno di immergerci nel verde, di respirare l'aria fresca di montagna che solo i 2700 metri ci possono regalare.
Luchino e Zio inaugurano la giornata con una Continental breakfast, mentre io, Francy, Vale e Berty restiamo leggeri con yogurt, cereali e latte consumati ai tavolini del General Store dello Yellowstone Lodge.
Più o meno tutti gli altri del gruppo hanno sofferto la quota raggiunta, chi con mal di testa, chi con respiro affannato o tachicardia; personalmente il mio fisico si è abituato all'altezza senza neanche accorgersene, l'unica vera sofferenza è stata legata al cibo grasso e fritto degli States..mal di stomaco e gonfiori all'ordine del giorno!
Con il passare dei giorni, però, ho trovato dei cibi salva-vita: mashed potatoes (un classico purè), boiled corn (la famosa pannocchia, rigorosamente da chiedere senza burro fuso) e insalate senza salse ( e purtroppo anche senza olio d'oliva, che qui, non esiste).. Insomma, tutto quello che si discosti dal fritto, imburrato e contraffatto cibo made in Usa!
Così, dopo la nostra colazione partiamo alla volta di Upper e Lower falls, bellissime cascate nel Parco con trails di media lunghezza e vari Inspiration points sparsi qui e là.
La sera Zio e Luchino approfittano del favoloso cielo pieno di stelle e, nonostante il freddo pungente, scattano foto davvero molto belle.
La volta celeste è tutta per noi, non c'è smog che possa annebbiare questo spettacolo: il Grande Carro e la Via Lattea sono lì, solo per noi.
Il giorno dopo salutiamo lo Yellowstone e scendiamo verso il Teton Park, dove il paesaggio si fa decisamente più montuoso, anche se il sole è battente e fa più caldo.
Per visitare il Teton alloggiamo in un motel nella cittadina di Jackson's Hole, praticamente la città di John Wayne e compagni!
A parte i vari cowboys (veri e presunti) che vediamo per strada, il paese è pieno zeppo di negozi che vendono cuoio, cinte, stivali, cappelli ed archi di corna di cervo; è vero che l'atmosfera è alquanto enfatizzata e cinematografica, ma vi assicuro che la voglia di entrare in un negozio e uscirne vestiti pronti per saltare a cavallo.. stuzzica ognuno di noi!
Il Teton Park è più piccolo dello Yellowstone, ma personalmente lo preferisco, perchè ci ha permesso di fare due giorni di trekking immersi nella Natura.
Il primo giorno decidiamo di seguire il trail "Jenny's Lake" e quindi prendiamo una barca e raggiungiamo una sponda del lago dalla quale iniziamo un percorso di circa tre ore di cammino.
Sulla barca, durante il tragitto, la guida ci avverte del pericolo-orso e delle relative misure di sicurezza.
Praticamente, se dovesse capitare di incontrare Yoghi, possiamo solo sperare che non sia affamato, perchè è inutile anche provare a correre, dato che lui raggiunge i 40km/h.. e nessuno di noi si chiama Ben Johnson..
Iniziamo il percorso e fra rocce, cascate e sentieri, saliamo sempre di più fino a raggiungere la vetta: 7800 piedi, il Monte Teton imponente davanti a noi!
Le foto potranno forse rendere il paesaggio, ma le emozioni provate non c'è modo di raccontarle: sedersi su una roccia, il vento è fresco e la Natura, affascinante e placida, culla i pensieri che si fanno leggeri e seguono lo sguardo, che si perde lontano..
Il secondo giorno scegliamo un altro trail, il Two Oceans Lake, che promette la vista del Teton incorniciato da due laghi.
Partiamo un po' tardi ed iniziamo il percorso verso mezzogiorno, ma dei ragazzi americani incontrati nella parking area del trail ci assicurano che dopo una bella salita il percorso è tutto in discesa.
Effettivamente, la salita è abbastanza ripida e lunga, ma raggiunta la vetta capiamo che ne è valsa la pena. È caldo e il sole brucia, quindi dopo qualche scatto decidiamo di scendere; camminiamo un bel po' e ci godiamo la discesa, anche perchè siamo gli unici sul percorso.
Ad un certo punto il caro Berty, che apre la fila ed è davanti a me, si arresta nei pressi di un fiumiciattolo e mi fa segno di fermarci; anche io e Luchino abbiamo sentito un rumore strano, sicuramente un animale impegnato nella doccia pomeridiana.
Sarà il terrorismo psicologico dei rangers che nei giorni precedenti ci hanno messo in guardia, saranno i cartelli "Warning: bear area" disseminati un po' ovunque ma, senza neanche pensarci, torniamo indietro in silenzio e a passo svelto.. e non nego che un po' di strizza s'è fatta sentire!
La discesa che tanto avevamo gradito qualche minuto prima, diventa ora una terribile salita: fa caldo, l'acqua non è molta ma ci mettiamo di buona lena e iniziamo a tornare indietro. Con le dovute soste all' ombra e grazie ai sali minerali prontamente offerti da Francy, la previdente farmacista del gruppo, riusciamo a tornare alla parking area.
La macchina, che contiene le taniche per il re-fill dell'acqua, ci sembra un miraggio: sono le tre del pomeriggio, mangiamo ciliegie e apprezziamo il fatto di non essere lo stuzzicadente di nessun wild animal :)
Adesso siamo in macchina pronti a circa 10 ore di viaggio per raggiungere lo Utah, con destinazione Moab.
Ora cominceremo a sentire il caldo vero: resisteremo al sole che si riflette sulla terra rossa ed arida del Canyon e ai 42 gradi della Death Valley?
meraviglioso ed affascinante...ma non fate stancare troppo la futura mammina. saluti a tutti
RispondiEliminahops non sono riuscita ad entrare come mamma sono scomparsa
RispondiEliminaMamma, devi rientrare da gmail con i tuoi dati oppure selezionare il profilo da qui sotto.
RispondiEliminaUn bacino
Brava veronik! veramente bel racconto di viaggio, i posti che state visitando sembrano stupendi!
RispondiElimina..Berty che mangia uno yogurt? che siede con le femmine dietro la macchina? Avrò materiale di "presa per c...o" per tutta la vita grazie piccola L!!!!!
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